Inflazione in calo, miracolo di natale o situazione già attesa? Ecco la risposta degli analisti

Lo hanno rinominato, come espone il Wall Street Journal, il “miracolo di Natale”. Ci riferiamo ai dati che evidenziano un calo dell’inflazione in tutto il mondo. La notizia riporta che stia calando molto più velocemente del previsto al punto che si presume che il tasso possa ricomparire a livelli normali per la prima volta in tre anni. Stando agli esperti consultati dal Wsj, la strada per la discesa è stata pertanto imboccata anche se gli effetti si intravedranno distesi nel tempo, a seconda dei Paesi.

Ad esempio, gli studiosi di economia di Goldman Sachs hanno fatto una stima che vedel’inflazione di fondo, che estromette cibo ed energia, negli Stati Uniti, Europa e svariati mercati in ascesa, ha censito un ritmo annualizzato del 2,2% nei tre mesi conclusi a novembre. Stando appunto al parere degli analisti, entro la fine del 2024 l’inflazione media di tali paesi dovrebbe essere uguale o vicina agli obiettivi di inflazione della più grande parte delle maggiori banche centrali (fissato al 2%).

Inflazione in calo, miracolo di natale o situazione già attesa? Ecco la risposta degli analisti

Arrivati a questo punto gli esperti pensano che il calo dell’inflazione debba rinforzare il progresso economico in due maniere: consolidando il potere d’acquisto delle famiglie e permettendo alle banche centrali di diminuire vorticosamente i tassi d’interesse. Nel Regno Unito, i cosiddetti fattori comuni che premono l’inflazione verso il basso sono i prodotti alimentari, l’energia, i prezzi dei beni generali e la politica delle valute, tale affermazione è stata consolidata anche da ex membri del Comitato di politica valutaria della Banca d’Inghilterra.

Ma effettivamente la discrepanza, e la causa per cui l’inflazione sarà più rapida a ripresentarsi all’obiettivo nell’Eurozona, è che gli Stati Uniti e il Regno Unito posseggono anche maggiori pressioni imposte dallarigidità del mercato del lavoro, che si stanno smorzando solo a poco a poco. Tali miglioramenti sono l’altra faccia dell’ondata di inflazione che ha percosso l’intera economia globale.

In primo luogo, nel 2021, i prezzi dei beni si sono rialzati per colpa della sospensione della produzione globale e dei trasporti, oltre alla forte domanda data dagli stimoli del fisco e monetari. L’occupazione dell’Ucraina da parte della Russia ha poi fatto accrescere i prezzi delle materie prime, conducendo l’inflazione a sfiorare picchi pluridecennali.

L’aumento dei prezzi nell’Eurozona, che ha patito dell’interruzione della fornitura di gas russo, è sopraggiunto ad un picco del 10,6% nell’ottobre 2022. Dopo il Covid, poi, la buona domanda di lavoratori ha quindi specificato un forte accrescimento della crescita salariale, che si è riflessa sull’inflazione dei servizi. Anche i costi degli alloggi hanno nutrito l’inflazione dei servizi, ma con un particolare ritardo.