Il pesce in scatola fa male? Ecco cosa dice l’esperto

I prodotti alimentari considerabili “scatolati” ossia disposti in una struttura metallica in condizioni di conservazione specifiche rappresentano una vera e propria rivoluzione che ha permesso in modo particolare con la seconda rivoluzione industriale in poi la disponibilità di cibi da consumare anche a distanza di molto tempo. Il pesce ed in generale molti prodotti ittici, attraverso opportune forme di procedimento, si “presta molto bene” ad essere inscatolato e quindi a restare utilizzabile attraverso questa forma di conservazione. Ma il pesce in scatola fa male?

Quali sono i reali effetti collaterali di un consumo, soprattutto abituale del pesce “conservato” rispetto a quello fresco, che è ovviamente anche mediamente più costoso?

Nel corso degli anni è aumentata la capacità informativa sull’argomento che resta divisivo, ma fino ad un certo punto: il pesce in scatola è tendenzialmente sicuro?

Il pesce in scatola fa male? Ecco la verità

Il pesce in scatola fa male?

Il pesce in scatola come qualsiasi forma di carne o comunque prodotto di provenienza animale deve passare attraverso controlli sempre più rigorosi per arrivare in modo regolare sugli scaffali dei supermercati della nostra città, per questo è considerabile tendenzialmente sicuro, e sprattutto non meno nutriente di quello fresco.

Quasi ogni forma di pesce in scatola necessita di un contenuto di olio per una corretta conservazione e spesso è proprio l’olio assieme al contenuto di sodio (presente nel sale) a concepire una forma di ostracismo vero e proprio nei confronti del pesce inscatolato. Il consumo di prodotti con elevate quantità di sale vanno regolarizzati in modo specifico da parte di coloro che nativamente hanno problemi con la pressione alta, anche se oggi esistono prodotti di ogni tipo, dallo sgombro al merluzzo, passando per il tonno che anche se scatolati hanno un apporto di sale minore.

In generale però il pesce in scatola è decisamente più sano della carne bovina, suina o ovina in scatola, che spesso presenta delle categorie e tagli di carne ricchi di conservanti (come anche la carne in gelatina), condizione che rende sicuramente il pesce in scatola adatto ad essere consumato anche con una certa costanza.

Bisogna solo verificare opportunamente sia il contenuto di sodio ma anche la provenienza nonchè la quantità e la qualità di elementi conservanti,  magari optando per varianti in olio d’oliva oppure al naturale, in quanto non tutti i soggetti sono sufficientemente “pronti” a consumare pesce in scatola che presentano comunque dei conservanti al loro interno, ad esempio le donne incinte.